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  • "... Uno degli altri tengu chiese: 'Se è così, come mai uno come me non riesce a raggiungere la Via, nonostante si sforzi di praticare?'. Il demone rispose: 'Cosa significa che non riesci a raggiungerla? Vi si può pervenire anche solo studiando i Saggi, a maggior ragione praticando un’arte come quella della spada. Ascolta, l’arte della spada rappresenta la disciplina e l’esercizio della Grande Energia...'".

    Tratto da Il Discorso del Demone sulle Arti Marziali, di Issai Chozanshi.

    31 MARZO - 1° APRILE 2012:
    SEMINARIO DI SHODO AL WASEIKAN
    CON NORIO NAGAYAMA SENSEI

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    Kyudo

    14 gennaio 2012: il Nuovo Anno al Waseikan

    KinmatoL’Accademia ha celebrato nel suo dojo, il Waseikan, la ricorrenza del Nuovo Anno con dimostrazioni di Kyudo e Iaido. E’ un momento importante che, come di consueto, riunisce tutti i membri che così si preparano alle nuove attività, che quest’anno si preannunciano particolarmente intense.

    La giornata è stata particolarmente mite e soleggiata.

    Alla fine delle dimostrazioni, e dopo il brindisi rituale, gli arcieri si sono cimentati nel tiro al kinmato, il bersaglio d’oro (di dimensioni assai più ridotte rispetto al bersaglio consueto); normalmente si continua a tirare ad esso finché non venga colpito, il che rappresenta un evento beneagurante per tutti i presenti.

    Nella foto a lato, l’immagine del kinmato perforato dalla freccia del Preside dell’Accademia, che per la seconda volta in questi ultimi anni ha centrato il difficile bersaglio.

    19-20 Novembre 2011: l’Accademia Procesi ospita
    tutti i gruppi AIK per il Primo Seminario Nazionale
    e l’Assemblea Annuale

    Sabato 19 novembre l’Accademia Procesi ha ospitato presso il proprio dojo Waseikan gli studenti italiani di Kyudo che hanno risposto entusiasticamente all’invito per il Primo Seminario Nazionale della storia dell’Associazione Italiana per il Kyudo, durante il quale si è potuto praticare il Kihontai (la Forma Fondamentale) e le forme di tiro (Taihai), bagaglio basilare per ogni studente di Kyudo nel mondo. I Renshi presenti, cioè gli allievi più qualificati per sorvegliare uno studio corretto della Base, in questa prima occasione hanno anche posto in evidenza la necessità di un’armonizzazione tra studenti che usano forme di tiro differenti (Shamen e Shomen).

    Nel pomeriggio del sabato poi si è svolta la Riunione annuale dell’Assemblea AIK.

    Nella mattina di domenica 20 novembre si è tenuto l’Incontro Annuale AIK che ha visto esprimere da parte dei presenti, come consuetudine pluriennale, degli Sharei, dei tiri cerimoniali o Itte Gyosha nei due stili, Shomen e Shamen della All Nippon Kyudo Federation. In apertura si è svolto lo Yawatashi del Presidente AIK Santo Elici (Renshi V dan, Presidente del gruppo Giardino di Rocce di Palermo), primo kaizoe Giorgio Lucchesi (Renshi VI dan, Presidente dell’Accademia Procesi) e secondo kaizoe Luca Lucchesi (Renshi VI dan). A seguire la cerimonia di stile Shamen eseguita da Marco Cardone (Presidente del gruppo Aka Tonbo di Roma) e l’Hitotsumato Sharei eseguito da tre arcieri dell’Accademia Procesi. Tutti gli altri arcieri hanno svolto un Itte Gyosha. Nello spirito di amicizia e di armonia che si è creato si è anche svolta una piccola gara. Tutti infine hanno espresso soddisfazione soprattutto per quanto hanno potuto studiare e per come il Waseikan si offra ad un corretto studio di questa bellissima disciplina.

    Offriamo di seguito una sequenza di immagini dei due eventi.

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    In memoria di Ryuichi Tanaka sensei

    Il 27 ottobre scorso si è spenta la vita terrena di Ryuichi Tanaka sensei, Kyoshi, 7° dan. Per molti Kyudojin dell’Accademia Procesi è stato, negli anni precedenti, uno dei più importanti punti di riferimento nello studio del Kyudo.

    Venne per la prima volta in Italia nel 1983, invitato da Placido Procesi, e da allora si adoperò attivamente per lo sviluppo del Kyudo nel nostro Paese, sia con viaggi a Roma che assistendo, insieme a Nakano sensei e Minai sensei, coloro che si recavano in Giappone per praticare.

    Figlio di un Giappone che non esiste quasi più, fu un insegnante eccellente, grande esperto della cultura tradizionale e non ignaro degli aspetti più profondi dello Yumi no Kokoro. Molti di noi conservano e utilizzano ancora i suoi accessori, che amava realizzare con le proprie mani e donare ai praticanti italiani.

    Quanti hanno avuto la fortuna di studiare con Tanaka sensei ricordano i suoi insegnamenti espressivi ed efficaci. Era proverbiale il modo in cui si rendeva perfettamente comprensibile, pur non conoscendo egli l’italiano, e gli allievi il giapponese. In particolare, resta impresso in ciascuno di coloro che hanno avuto le sue correzioni il suo modo di incitare l’arciere nel Kai, la fase di massima apertura dell’arco, quel suo aprire le braccia e spronare con quella voce profonda e quelle espressioni inconfondibili.

    E chi di noi in questi anni di pratica, in quegli istanti cruciali del tiro che precedono il rilascio della freccia, in cui ciascuno mette in gioco tutto ciò che di migliore possiede e ha ricevuto, non ha sentito risuonare dentro di sé quell’incitamento, immaginando quell’anziano giapponese che ingiungeva di non mollare e continuare ad espandere?

    Da oggi, quell’incitamento sarà ancor più vivo, e continuerà a rendere migliore, freccia dopo freccia, il nostro tiro e la nostra vita.

    Grazie, Tanaka sensei

    Ryuichi Tanaka sensei

    4 novembre 2011: presentazione del libro Lo Zen, l’Arco, la Freccia

    Venerdì 4 novembre, alle ore 19.30, nella Biblioteca “Enzo Tortora” di Roma (Via Nicola Zabaglia, n. 27/b), si terrà la presentazione del nuovo libro su Awa Kenzo, maestro di Eugen Herrigel, e sul Kyudo, dal titolo Lo Zen, l’Arco, la Freccia: vita e insegnamenti di Awa Kenzo, di John Stevens, pubblicato dalle Edizioni Mediterranee. Il relatore sarà Pasquale Faccia, membro dell’Accademia Romana Placido Procesi, che ha curato l’edizione italiana del volume:

    Presentazione di Lo Zen, l'Arco, la Freccia

    1898: uno Yumi sotto il cielo di Roma

    15 settembre 2011

    Ci sono nel corso delle vicende storiche eventi particolari, di cui non resta notizia o traccia scritta, se non magari solo una fotografia, che nel momento in cui viene scattata non presenta alcun significato speciale; sono eventi destinati ad essere dimenticati, finché, quando giunge il momento opportuno per essere adeguatamente riconosciuti da chi ha la competenza per farlo, balzano improvvisamente alla ribalta, indipendentemente dal numero di anni trascorsi.

    L’argomento di queste righe rientra appieno nel novero di tali eventi particolari, poiché si tratta della prima volta in cui fu effettuato il tiro con l’arco giapponese in Occidente – ben prima della vicenda di Eugen Herrigel – almeno per quanto ne sappiamo sinora. Tale evento fu immortalato da una foto, che di seguito riproduciamo:

    Tanaka Mazutaro nel Foro Romano

    Tanaka Mazutaro nel Foro Romano.
    Il tiro è effettuato nella Basilica di Massenzio.

    Essa si trova a pag. 384 del primo dei due volumi dell’opera Giacomo Boni nella vita del suo tempo (Ceschina, Milano, 1932), una vasta biografia del grande archeologo Giacomo Boni (1859-1925), redatta dall’allieva Eva Tea. Fu Placido Procesi a mettere nella giusta luce questo eccezionale documento, che riteneva molto importante per la storia del Kyudo, e stimava l’evento di quelle frecce, scoccate con uno Yumi nel Foro Romano, quasi una semenza sottile per la fioritura di questa Via tradizionale sotto il cielo di Roma. Ma perché questa foto compare su un libro come questo, di argomento così diverso?

    Buona parte del ventiduesimo capitolo del volume è dedicata all’amicizia che intercorse tra il Boni e il nostro arciere, il cui nome era Tanaka Mazutaro. Questi, in sintesi, sono i dati che si possono trarre da quelle pagine.

    La copertina di "Giacomo Boni nella vita del suo tempo" di Eva Tea
    A partire da una data imprecisata, e comunque non anteriore al 1896, Giacomo Boni ospitò nella sua casa Tanaka Mazutaro, proveniente da Tokyo, che gli fu presentato dallo scultore suo amico Moriyoshi Naganuma (1857-1942). Da quasi trent’anni il Giappone era entrato nel Periodo Meiji (1868-1912), durante il quale esso si era ormai aperto all’Occidente, avviando il ben noto processo di modernizzazione. In tale quadro, un certo numero di giapponesi si recò all’estero per studiare ed acquisire nuove competenze nei campi più disparati, dall’industria al commercio e all’arte, ed è in tale fase che si inserisce la presenza in Italia di alcuni giapponesi, tra cui il nostro arciere.

    Il testo di Eva Tea non specifica quale fosse l’esatto motivo della presenza a Roma di Tanaka, e l’unico spunto in tal senso è che egli era stato “respinto dai diplomatici suoi connazionali”; fatto sta che tra questi e il Boni si instaurò un rapporto di simpatia ed amicizia, tanto che Eva Tea nella medesima biografia non esitò a scrivere (vol. I, pag. 110): “Il dono più prezioso di Naganuma a Boni fu l’amicizia di Tanaka Mazutaro [...]“. Sette pagine della biografia sono dedicate al soggiorno di Tanaka presso Giacomo Boni, con aneddoti ed episodi che rievocano un rapporto di luminosa e serena levità, coltissimo e sapido allo stesso tempo.

    Da quelle pagine si può desumere la formazione decisamente tradizionale di Tanaka, il quale, tra l’altro, si dedicò insieme a Boni a tradurre gli scritti di Yoshida Kenko (1283-1350), uno degli autori più importanti dell’epoca Kamakura, e dello Hojoki di Kamo no Chomei (1155–1216). Nel testo di Eva Tea non si fa menzione del fatto che Tanaka tirasse con l’arco, e l’unico documento che lo attesta è la foto pubblicata.

    Certamente il Kyudo non fu per Tanaka un’attività secondaria. Sorprende soprattutto il fatto che abbia portato dal Giappone con sé, in un viaggio decisamente più disagevole rispetto ad oggi, arco e frecce, e che abbia tirato nel Foro Romano (per l’esattezza, la foto lo ritrae mentre tira all’interno della Basilica di Massenzio). Il suo atto non dovette essere casuale, e non si può escludere che sia stato frutto di una decisione concepita in Giappone, forse per propiziare una prima diffusione oltremare delle arti tradizionali.

    In ogni caso, desta una certa impressione il fatto che proprio nel centro della civiltà romana, componente fondamentale della cultura europea in senso lato, si ebbe la prima manifestazione in Europa del Kyudo, uno dei più elevati Budo nipponici. Le corrispondenze, tuttavia, non si fermano qui.

    E’ infatti lo stesso Boni, così come citato da Eva Tea a pag. 519, a mettere in relazione la presenza e gli interessi più profondi di Tanaka con le fondamentali scoperte che di lì a poco avrebbero rivoluzionato la percezione delle origini di Roma agli occhi della cultura ufficiale, al di là degli interessati pregiudizi che vedevano nell’Urbe una sorta di rozza appendice della civiltà greca. E’ un brano ellittico ed allusivo, denso di riferimenti e di analogie, che va letto nella sua interezza:

    Mentre insegnavo all’ospite i primi rudimenti di alcune lingue europee, egli mi decifrava i cinquemila ideogrammi del Tao-te-king di Lao-tze, pensatore più antico e più universale di Socrate. Tale puro lavacro intellettuale mi schiuse gli occhi alla Via suprema delle umane cogitazioni e, scendendo, nel 1898, nella valle del Foro, per cercarvi la Via Sacra ed il Sepolcreto Romuleo ed i sacrari di stato ed altri monumenti delle origini nostre, li seppi raggiungere evitando per quanto era possibile di scomporre le pieghe misteriose e permalose al grave involucro patentato della scienza accademica“.

    In quella cruciale campagna di scavi Boni scoprì, tra l’altro, il Lapis Niger, un “sacrario di Stato” della massima importanza, che grazie alle sue epigrafi avrebbe confermato la storicità dell’antica monarchia romana, da molti “luminari” liquidata come una mera leggenda nata dalla fantasia degli storici antichi…

    L’auspicio è che sia possibile in futuro conoscere meglio la figura di Tanaka Mazutaro, un giapponese che alla fine dell’Ottocento non esitò a portare con sé arco e frecce in una terra lontana, per tirare in uno dei suoi luoghi più antichi e sacri; un personaggio di raffinata cultura e squisita sensibilità, che a proposito dell’amico archeologo scrisse queste bellissime parole (pag. 522): “Il mio cuore si profonda nel dolore, quando richiamo alla mente il passato e il mio vecchio venerando amico. Egli vivrà perpetuamente nel mio cuore, perché io fui straordinariamente beneficato della sua amicizia…”.

    Giacomo Boni dirige gli scavi del Lapis Niger

    Giacomo Boni dirige gli scavi del Lapis Niger.