Apriamo la sezione “Orientamenti” con la traduzione di un’intervista televisiva nella quale il maestro Chiba Masashi rievoca la figura del grande Maestro di Kyudo Awa Kenzo e di Eugen Herrigel, che praticò con lui e raccontò la sua esperienza nel celeberrimo Lo Zen e il tiro con l’Arco. L’intervista si sofferma su alcuni punti fondamentali dell’insegnamento di Awa sensei, e costituisce una testimonianza di quali profondità siano potenzialmente presenti nella pratica del Kyudo tradizionale.

Awa Kenzo nacque il XIV anno dell’epoca Showa (1880). Ho conosciuto Awa sensei tramite i libri che parlano di lui. Awa viveva a Sendai ed aveva insegnato in varie scuole. Chiba sensei ha studiato con Kaminaga sensei ed iniziò poco prima che morisse Awa sensei, che aveva comunque visto in precedenti occasioni. Awa sensei era molto generoso e gentile quando insegnava. Avendo frequentato l’università, Chiba sensei non ebbe modo di praticare molto il kyudo, e solo in seguito riprese regolarmente la pratica.

Dopo la morte di Awa sensei i suoi senpai decisero di pubblicare un’opera postuma per trasmettere gli insegnamenti dello yumi no kokoro. Dalla famiglia di Awa sensei ricevettero gli appunti, il diario e resoconti di conferenze, e ne prepararono una prima stesura; non fu però possibile pubblicare il libro poiché, essendo finita la Seconda guerra mondiale, al Giappone fu imposta la proibizione di tutte le arti marziali.

Quando venne a decadere il divieto, l’opera fu ripresa da Yasunosuke Sakurai che continuò a correggere ed integrare lo scritto che fu quindi pubblicato con il titolo Awa Kenzo: oi naru sha no michi no oshie.

Questo libro fu pubblicato a tiratura limitata. Ma per conoscere il tipo di kyudo insegnato da Awa sensei il libro di Eugen Herrigel Lo Zen e il tiro con l’arco è più semplice da comprendere.

– Che tipo di persona era Herrigel?

Alla fine dell’epoca Taisho (nel 1915 circa) in Giappone era in voga la moda di studiare il filosofo tedesco Kant; fu allora che all’università di Tohoku fu invitato Herrigel, il quale accettò di buon grado, convinto che per lui sarebbe stata anche un’ottima occasione per conoscere e studiare direttamente la cultura giapponese.

Eugen Herrigel nel 1922, con alcuni colleghi giapponesi

Eugen Herrigel nel 1922, con alcuni colleghi giapponesi in occasione di un seminario. E' il quinto da destra. Fonte: www.f.waseda.jp/guelberg/publikat/herrigel.htm

Per apprendere il Budo non servono le parole. Per una mentalità tedesca come quella di Herrigel, per la quale tutto deve essere spiegato a parole, le difficoltà non furono poche. Herrigel comunque non rinunciò, e perseverò nello studio del kyudo per cinque anni. Alla fine di questa esperienza pubblicò il libro Lo Zen e il tiro con l’arco. Aveva già pubblicato un altro libro dal titolo Nihon keijtsu (Giorni del Giappone).

– Prendendo spunto dal libro di Herrigel, come si fa ad aprire l’arco senza usare la forza, ma con la sola respirazione?

Come viene narrato nel suo libro, Herrigel all’inizio apriva l’arco usando la forza, ma Awa sensei lo correggeva sempre. Alla richiesta di Herrigel di indicargli il modo corretto per aprire l’arco Awa sensei rispondeva di usare la respirazione addominale. A dimostrazione di questo Awa sensei invitava Herrigel a toccarlo, per fargli sentire che non era rigido né contratto mentre apriva l’arco.

Herrigel impiegò un anno intero per capire e applicare questa respirazione.

(Chiba mostra una foto per sottolineare l’importanza dell’ashibumi per una corretta respirazione, indicando che il centro di gravità dell’arciere deve cadere al centro dell’ashibumi).

– Parliamo di un altro punto importante del libro di Herrigel: com’è possibile che la freccia possa partire da sola, senza essere sganciata volontariamente dal tiratore?

Dobbiamo fare riferimento ai consigli che Awa sensei dava ad Herrigel, come quello di non pensare al momento del rilascio, poiché ciò non fa che turbare il cuore. Bisogna praticare la respirazione e combattere il desiderio di fare centro. Se si vince questo desiderio, allora la freccia partirà da sola.

Non è il tiratore che sgancia, ma naturalmente la freccia si tira: “nani ka wakaranai, aru mono ga hiku”.

Dopo aver studiato da solo durante l’estate, Herrigel si ritenne capace di sganciare in maniera naturale rilasciando gradualmente il torikake. Ciò provocò la dura reazione di Awa sensei che tolse l’arco a Herrigel e decise di non insegnargli più. Fu solo dopo che Herrigel porse le sue più sincere scuse e s’impegnò a non provare più a fare il “trucco” per sganciare che Awa sensei accettò di riprendere le lezioni.

– Come si fa, quindi, a non pensare di colpire il bersaglio?

Lo straordinario kai di Awa sensei

Lo straordinario kai di Awa sensei.

Questo è uno degli insegnamenti principali di Awa sensei. Egli insegnava a non pensare all’esistenza del mato, e a non provare attaccamento egoistico durante il tiro.

Ad esempio, Awa sensei tirò due frecce al buio. Otoya, la seconda freccia, si conficcò esattamente su Haya, la prima, al centro del mato. Awa sensei disse che mentre tirava non aveva pensato a niente. Quando Herrigel andò a riprendere le frecce ad azuchi non tornava più indietro essendo rimasto sbalordito dinanzi a quel risultato. Da allora Herrigel si applicò nello studio del tiro senza desiderio di colpire (nera wanai sha). Successivamente accadde che Awa sensei si inchinò in un profondo rei dopo un tiro di Herrigel e gli spiegò: “Ora non hai tirato tu. Qualcosa ha tirato ed a questo Qualcosa mi sono inchinato”.

Un altro punto importante concerne la difficoltà di ripetere un buon tiro. Accade infatti che pensando “… adesso non devo pensare a niente”… si sta già pensando! Invece lo stato della mente per un tiro corretto è quello che nella dottrina Zen è indicato con lo stato di MU (nulla).

Ad ogni tiro dobbiamo applicare il nera wanai sha.

– Che tipo di persona era Awa sensei, e come viveva?

Awa sensei nacque nel 1880. Mentre frequentava la scuola studiò anche filosofia giapponese e cinese presso un abate. A 21 anni divenne allievo del maestro di Kyudo Kimura Tatsugoro Hanshi della Heki ryu Sekka-ha. A 19 anni aveva aperto una scuola dove insegnava classici cinesi. A 23 anni aprì il dojo “Kobukan” dove si studiavano varie arti marziali. A 30 anni aprì un Kyudojo dove si studiavano come base anche filosofia e religione (Confucianesimo e Buddhismo). Quindi si trasferì da Ishinomati a Sendai. A 31 anni divenne allievo di Honda Toshizane sensei della Heki ryu Chikurin-ha perché voleva andare ancora più in profondità nello studio del kyudo. Awa sensei in questo periodo studiò ed imparò molto anche dai condiscepoli di Honda sensei. Quindi vinse un’importante competizione di kyudo mostrando non solo la tecnica ma anche la virtù (aveva un tiro straordinario … nerawanai sha). A 41 anni ebbe una esperienza del satori. Ecco la descrizione della “grande esplosione – daibakuhatsu ” tratta dal libro di Sakurai:

“Una sera tardi, mentre la famiglia era andata presto a dormire, tutto era avvolto nel silenzio, e tutto ciò che si poteva vedere era la luna che placidamente illuminava l’oscurità della sera. In solitudine Kenzo andò in dojo e con i suoi diletti arco e frecce quietamente si pose davanti al bersaglio. Era determinato. Sarebbe morta la sua carne per prima? Sarebbe sopravvissuto il suo spirito? Nessun rilascio! Muhatsu ). Totalmente concentrato! (touitsu ). Era determinato: con quel tiro non si sarebbe ritirato, non ci sarebbe stato alcun ripiegamento, nemmeno di un singolo passo. Il durissimo combattimento andò avanti. II suo corpo aveva già oltrepassato il suo limite. La sua vita sarebbe finita lì.

Infine: ‘Sono morto!’ Proprio quando questo pensiero passò per la sua mente un meraviglioso suono riecheggiò dai cieli. Pensò dovesse provenire dal cielo poiché mai prima di allora aveva egli udito un suono così puro, alto e forte dalla vibrazione della corda dell’arco (tsurune) e dalla freccia che penetrava il bersaglio. E nell’istante in cui pensava ciò egli lo sentì, sentì se stesso esplodere e andare in pezzi in infiniti granelli di polvere, e, con i suoi occhi abbagliati da una miriade di colori, sentì una grande tonante ondata colmare il cielo e la terra”.

A 44 anni Awa sensei fondò il DAI SHADO KYO (La dottrina della grande Via del tiro ). Mentre altri maestri pensavano solo a colpire il bersaglio, lui non pensava a questo.

– Perché tale dottrina fu chiamata in questo modo?

Vi sono due significati profondi. Lo studio dell’universo e dell’uomo. Conoscere la vera natura dell’universo e la vera natura dell’uomo.

Il Kyudo mette radici in Occidente: Eugen Herrigel nella fase di massima espansione (kai)

Il Kyudo mette radici in Occidente: Eugen Herrigel nella fase di massima espansione (kai).

Herrigel divenne allievo di Awa sensei quando questi aveva 45 anni, e quattro anni dopo fece ritorno in Germania. Awa sensei morì a 60 anni. Herrigel quindi studiò il DAI SHADO KYO. La dottrina di Awa sensei può essere riassunta in tre principi fondamentali:

ISSHA ZETSUMEI

Bisogna trascendere l’ego e ogni artificio, si deve unire il tiro con il kokoro e con il corpo. Non si tira con l’ego ma tira il Sé (la vera natura dell’uomo). Si deve gettare via l’egoismo e questo liberarsi dall’egoismo è un morire. “Un tiro una vita”, Setsume, è ogni volta morire e ogni volta rinascere (Sai sei = Rinascere).

SHARI KENSHO

Nel tiro si può vedere la vera natura. Quando si guarda oggettivamente spirito e corpo uniti ecco che si rivela la vera natura dell’uomo, e quando ciò accade si manifesta la vera natura dell’universo.

Quando la vera natura dell’uomo e la vera natura dell’universo sono unite si rivela la vera natura del Macrocosmo.

Shari kensho è un termine influenzato dalla dottrina buddhista. Awa sensei aveva studiato la filosofia buddhista e volle insegnare che, come nella pratica dello Zazen si rivela la vera natura dell’uomo e si usa il termine Ken sho jo butsu (che equivale a satori) per indicare che quando si conosce la vera natura di se stessi c’è l’illuminazione: ora, anche nel tiro (sha ri= dentro il tiro) c’è questo chiaro manifestarsi (ken = chiaro/legge) (sho = manifesto/fenomeno/natura umana). Awa sensei usò il termine sha ri ken sho, ma con il passare degli anni decise di cambiario in SHA RI KEN GEN, sostituendo la parola ‘sho’, che a suo parere indica la natura umana ma con una connotazione che comprende l’idea di egoismo, con la parola ‘gen’, in cui il concetto di egoismo è assente.

JO JU SHARI

Awa sensei insegnava che quando si tira non bisogna pensare al risultato. In kai si deve aspettare e non mollare anche se si pensa “non ce la faccio più”. Bisogna combattere. Questo combattimento crea un dolore del cuore, ma tutto ciò deve essere gettato via. Combattere questo dolore del cuore (kutsu kurushimi, dove kurushimi indica angustia/dolore del cuore) significa morire. Ecco ‘setsume’. è necessario questo combattimento (tatakai) con questo dolore del cuore. Jo ju sha ri vuol dire ‘la vita umana è come un tiro di freccia’. Ad ogni tiro è necessario che il desiderio, la lotta, la competizione, il desiderio di fama vengano tutti gettati via. Così si trova la vera natura. Tirare con l’arco significa ‘ningen=umana kyusai=salvezza’, salvezza umana. Sha no michi è questa salvezza umana. Questa idea dei tiro va applicata alla vita di tutti i giorni. La vita quotidiana è come il tiro di una freccia. Quando le cose non vanno bene non si deve gettare la spugna. Si deve fare sempre meglio la prossima volta. Questo pensiero va applicato non solo al kyudo ma anche alla vita normale. è così che Awa sensei e Herrigel hanno cercato di capire come unire la vera natura e la vera natura di se stessi.

Si ringrazia Nakae Satoko san per il prezioso aiuto nella traduzione dell’intervista.