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  • "... Uno degli altri tengu chiese: 'Se è così, come mai uno come me non riesce a raggiungere la Via, nonostante si sforzi di praticare?'. Il demone rispose: 'Cosa significa che non riesci a raggiungerla? Vi si può pervenire anche solo studiando i Saggi, a maggior ragione praticando un’arte come quella della spada. Ascolta, l’arte della spada rappresenta la disciplina e l’esercizio della Grande Energia...'".

    Tratto da Il Discorso del Demone sulle Arti Marziali, di Issai Chozanshi.

    31 MARZO - 1° APRILE 2012:
    SEMINARIO DI SHODO AL WASEIKAN
    CON NORIO NAGAYAMA SENSEI

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    Commemorazione di Placido Procesi,
    il sesto anniversario

    L’Accademia ha ricordato Placido Procesi, scomparso l’11 ottobre 2005. La sua commemorazione costituisce un momento particolarmente intenso, scandito dalle dimostrazioni di Iaido e di Kyudo, in cui ciascuno dedica le proprie frecce o i propri kata a un grande Uomo della Tradizione, la cui Idea si vuole qui portare avanti e coltivare.

    E’ con questo spirito che pubblichiamo alcune parole del maestro Kenzo Awa, accostandole a un’immagine del Waseikan, il luogo che Placido Procesi volle fondare ed animare come luogo in cui, anche in futuro, fosse possibile accostarsi all’insegnamento tradizionale ed avviarne la pratica…

    Commemorazione di Placido Procesi, sesto anniversario

    1898: uno Yumi sotto il cielo di Roma

    15 settembre 2011

    Ci sono nel corso delle vicende storiche eventi particolari, di cui non resta notizia o traccia scritta, se non magari solo una fotografia, che nel momento in cui viene scattata non presenta alcun significato speciale; sono eventi destinati ad essere dimenticati, finché, quando giunge il momento opportuno per essere adeguatamente riconosciuti da chi ha la competenza per farlo, balzano improvvisamente alla ribalta, indipendentemente dal numero di anni trascorsi.

    L’argomento di queste righe rientra appieno nel novero di tali eventi particolari, poiché si tratta della prima volta in cui fu effettuato il tiro con l’arco giapponese in Occidente – ben prima della vicenda di Eugen Herrigel – almeno per quanto ne sappiamo sinora. Tale evento fu immortalato da una foto, che di seguito riproduciamo:

    Tanaka Mazutaro nel Foro Romano

    Tanaka Mazutaro nel Foro Romano.
    Il tiro è effettuato nella Basilica di Massenzio.

    Essa si trova a pag. 384 del primo dei due volumi dell’opera Giacomo Boni nella vita del suo tempo (Ceschina, Milano, 1932), una vasta biografia del grande archeologo Giacomo Boni (1859-1925), redatta dall’allieva Eva Tea. Fu Placido Procesi a mettere nella giusta luce questo eccezionale documento, che riteneva molto importante per la storia del Kyudo, e stimava l’evento di quelle frecce, scoccate con uno Yumi nel Foro Romano, quasi una semenza sottile per la fioritura di questa Via tradizionale sotto il cielo di Roma. Ma perché questa foto compare su un libro come questo, di argomento così diverso?

    Buona parte del ventiduesimo capitolo del volume è dedicata all’amicizia che intercorse tra il Boni e il nostro arciere, il cui nome era Tanaka Mazutaro. Questi, in sintesi, sono i dati che si possono trarre da quelle pagine.

    La copertina di "Giacomo Boni nella vita del suo tempo" di Eva Tea
    A partire da una data imprecisata, e comunque non anteriore al 1896, Giacomo Boni ospitò nella sua casa Tanaka Mazutaro, proveniente da Tokyo, che gli fu presentato dallo scultore suo amico Moriyoshi Naganuma (1857-1942). Da quasi trent’anni il Giappone era entrato nel Periodo Meiji (1868-1912), durante il quale esso si era ormai aperto all’Occidente, avviando il ben noto processo di modernizzazione. In tale quadro, un certo numero di giapponesi si recò all’estero per studiare ed acquisire nuove competenze nei campi più disparati, dall’industria al commercio e all’arte, ed è in tale fase che si inserisce la presenza in Italia di alcuni giapponesi, tra cui il nostro arciere.

    Il testo di Eva Tea non specifica quale fosse l’esatto motivo della presenza a Roma di Tanaka, e l’unico spunto in tal senso è che egli era stato “respinto dai diplomatici suoi connazionali”; fatto sta che tra questi e il Boni si instaurò un rapporto di simpatia ed amicizia, tanto che Eva Tea nella medesima biografia non esitò a scrivere (vol. I, pag. 110): “Il dono più prezioso di Naganuma a Boni fu l’amicizia di Tanaka Mazutaro [...]“. Sette pagine della biografia sono dedicate al soggiorno di Tanaka presso Giacomo Boni, con aneddoti ed episodi che rievocano un rapporto di luminosa e serena levità, coltissimo e sapido allo stesso tempo.

    Da quelle pagine si può desumere la formazione decisamente tradizionale di Tanaka, il quale, tra l’altro, si dedicò insieme a Boni a tradurre gli scritti di Yoshida Kenko (1283-1350), uno degli autori più importanti dell’epoca Kamakura, e dello Hojoki di Kamo no Chomei (1155–1216). Nel testo di Eva Tea non si fa menzione del fatto che Tanaka tirasse con l’arco, e l’unico documento che lo attesta è la foto pubblicata.

    Certamente il Kyudo non fu per Tanaka un’attività secondaria. Sorprende soprattutto il fatto che abbia portato dal Giappone con sé, in un viaggio decisamente più disagevole rispetto ad oggi, arco e frecce, e che abbia tirato nel Foro Romano (per l’esattezza, la foto lo ritrae mentre tira all’interno della Basilica di Massenzio). Il suo atto non dovette essere casuale, e non si può escludere che sia stato frutto di una decisione concepita in Giappone, forse per propiziare una prima diffusione oltremare delle arti tradizionali.

    In ogni caso, desta una certa impressione il fatto che proprio nel centro della civiltà romana, componente fondamentale della cultura europea in senso lato, si ebbe la prima manifestazione in Europa del Kyudo, uno dei più elevati Budo nipponici. Le corrispondenze, tuttavia, non si fermano qui.

    E’ infatti lo stesso Boni, così come citato da Eva Tea a pag. 519, a mettere in relazione la presenza e gli interessi più profondi di Tanaka con le fondamentali scoperte che di lì a poco avrebbero rivoluzionato la percezione delle origini di Roma agli occhi della cultura ufficiale, al di là degli interessati pregiudizi che vedevano nell’Urbe una sorta di rozza appendice della civiltà greca. E’ un brano ellittico ed allusivo, denso di riferimenti e di analogie, che va letto nella sua interezza:

    Mentre insegnavo all’ospite i primi rudimenti di alcune lingue europee, egli mi decifrava i cinquemila ideogrammi del Tao-te-king di Lao-tze, pensatore più antico e più universale di Socrate. Tale puro lavacro intellettuale mi schiuse gli occhi alla Via suprema delle umane cogitazioni e, scendendo, nel 1898, nella valle del Foro, per cercarvi la Via Sacra ed il Sepolcreto Romuleo ed i sacrari di stato ed altri monumenti delle origini nostre, li seppi raggiungere evitando per quanto era possibile di scomporre le pieghe misteriose e permalose al grave involucro patentato della scienza accademica“.

    In quella cruciale campagna di scavi Boni scoprì, tra l’altro, il Lapis Niger, un “sacrario di Stato” della massima importanza, che grazie alle sue epigrafi avrebbe confermato la storicità dell’antica monarchia romana, da molti “luminari” liquidata come una mera leggenda nata dalla fantasia degli storici antichi…

    L’auspicio è che sia possibile in futuro conoscere meglio la figura di Tanaka Mazutaro, un giapponese che alla fine dell’Ottocento non esitò a portare con sé arco e frecce in una terra lontana, per tirare in uno dei suoi luoghi più antichi e sacri; un personaggio di raffinata cultura e squisita sensibilità, che a proposito dell’amico archeologo scrisse queste bellissime parole (pag. 522): “Il mio cuore si profonda nel dolore, quando richiamo alla mente il passato e il mio vecchio venerando amico. Egli vivrà perpetuamente nel mio cuore, perché io fui straordinariamente beneficato della sua amicizia…”.

    Giacomo Boni dirige gli scavi del Lapis Niger

    Giacomo Boni dirige gli scavi del Lapis Niger.

    Settembre 2011: il nuovo corso di Shodo

    Corso di Shodo 2011-2012Ogni anno l’Accademia promuove nel suo Dojo Waseikan un corso ospitato di Shodo, la Via della Scrittura, sotto la guida dell’amico Roberto steve Gobesso 1. Il corso 2011-2012 sta per iniziare, e per qualsiasi informazione basta scrivere una mail all’Accademia [clicca qui]. Ricordiamo che è possibile accedere alle lezioni anche in un secondo momento.

    Quest’anno vogliamo completare il semplice annuncio del nuovo corso con uno scritto, in cui un’allieva dell’Accademia e praticante di Shodo esprime alcune brevi considerazioni sulla pratica della Via della Scrittura nel Waseikan, e che possono essere molto utili per meglio comprendere in cosa consista quest’arte mirabile.

     

    Shodo nel Waseikan

    Chi si accosta per la prima volta alla calligrafia giapponese lo fa (come è accaduto a chi scrive) con un senso di inevitabile leggerezza, che ben presto lascia il posto alla sensazione di compiere gesti antichi, nobili, arcani, con un peso e un significato che si comprenderà solo – forse – tra molto tempo. E tuttavia in quei segni tracciati sulla carta di riso, pur con tutta l’esitazione dell’occidentale non più avvezzo ad atti lenti e misurati, c’è una freschezza che si rinnova ad ogni nuovo tratto.

    Si cominciano a vergare i primi segni...Già dall’inizio della lezione, mentre si prepara l’inchiostro e si cominciano a vergare i primi segni, niente altro che linee orizzontali e verticali su un foglio per abituarsi al movimento e alla postura corporea, i rumori di fondo si attutiscono, l’orecchio della mente si fa più attento, tutto l’essere si predispone automaticamente a qualcosa che non conosce più, ma che spontaneamente ricorda… Si dice che la “giusta” posizione del pennello obblighi il corpo e la mente ad assumere la “giusta” postura, ed è vero. Come un arco teso al massimo dell’apertura corretta consente di tirare una freccia che non colpisce solo bersagli percepibili da occhio umano, come una spada abilmente estratta disegna nell’aria l’avversario invisibile, così un fude nelle mani di un esperto calligrafo costruisce un segno che lascia stupiti e ammirati per la sua indelebile bellezza.

    A un certo punto del viaggio...E il primo pensiero formulato dalla mente è proprio questo: il segno. Un segno che non si cancella, che non è “scritto”, che non è “dipinto”… È un mettere se stessi su carta, mentre quelle prime linee orizzontali e verticali diventano man mano linee più o meno sottili o corpose, spazi, distanze, rapporti, kanji, caratteri e carattere. Il carattere di chi inizia a praticare, per molto tempo ignaro che con quel continuo misurare lo spazio e disporre i tratti, in realtà, sta ricostruendo le coordinate di se stesso, il cardo e il decumano della sua esistenza, mentre nel contempo si osserva nello specchio bianco che prende forma tra un segno e l’altro.

    Una continua sfida...A un certo punto del viaggio percepirà, nel silenzio che pian piano si impone tra i praticanti, il tenue fruscio della carta di riso, il fremito dell’inchiostro che si unisce a poche gocce d’acqua nella pietra antica, il sussurro del pennello che sfiora appena o solca guizzando il foglio. Sentirà il respiro farsi più regolare e in armonia con i movimenti. Avvertirà in qualche modo il legame profondo che ogni calligrafo ha con le sue opere quando, pur essendo ultimate, forse perfino montate e appese al muro a far bella mostra di sé, inspiegabilmente non gli appaiono “altro” da sé, oggetti, “creazioni”, ma continuano a far parte della sua essenza, sempre nuove, con qualcosa che rimane inespresso e purtuttavia presente e vivo.

    Poi c’è e ci sarà lo studio degli stili, della storia, dei maestri della calligrafia, gli esami, i concorsi, la pratica strappata ai ritmi quotidiani, la conoscenza e la cura dei preziosi strumenti dell’arte…

    Ma adesso, guardo fuori del Waseikan,
    i tre cipressi che oscillano leggermente
    nella caligine meridiana.
    E torno sorridendo
    su sentieri
    d’inchiostro e
    di carta
    di riso.

    Note:

    1. Diploma di Pre Sandan dalla Nihon Kyoiku Shodô Renmei, “Japan Educational Calligraphy Federation” di Tôkyô, e allievo del maestro Nagayama Norio; steve ha esposto le sue opere calligrafiche in Italia, Svizzera e Corea del Sud anche con la Cec (Confederazione europea di calligrafia). La pagina sullo Shodo del suo sito Web >>

    24-27 agosto 2011: seminario di Iaido
    a Borgo Valsugana

    Miyazaki Kentaro sensei, Kyoshi, 8° dan

    Miyazaki Kentaro sensei,
    Kyoshi, 8° dan

    Il consueto seminario estivo di Borgo Valsugana (TN) è stato diretto da Miyazaki Kentaro sensei (Kyoshi, 8° dan), Ide Tomota sensei (Hanshi, 8° dan) e Shirai Keiko sensei (Kyoshi, 7° dan). Tre membri dell’Accademia vi hanno partecipato.

    Lo studio è stato incentrato sia sul Seitei Iai che sul Musoshinden Ryu, quest’ultimo nelle sue tre serie di Kata, secondo il grado dei partecipanti.

    Come negli altri seminari la pratica è stata arricchita da diversi spunti e impulsi offerti dai sensei. In particolare, Ide Tomota sensei si è soffermato sulle principali differenze tra Seitei e Musoshinden: il Seitei è “quadrato”, mentre lo stile antico, il Koryu (in questo caso, il Musoshinden Ryu) dev’essere “rotondo”, circolare, non deve presentare spigoli. Come un organo vivente, inoltre, il Koryu continuerà a variare nelle sue sfaccettature formali, senza peraltro mutare la sua sostanza.

    Ide Tomota sensei, Hanshi, 8° dan

    Ide Tomota sensei,
    Hanshi, 8° dan.

    Un altro aspetto riguarda le differenze riscontrabili tra un maestro e l’altro di un singolo Koryu, differenze dovute a diversi fattori, tra cui la Prefettura giapponese di provenienza del maestro, lo stile di quest’ultimo e il lignaggio a cui appartiene.

    Miyazaki sensei, dal canto suo, ha letto un brano di Miyamoto Musashi, in cui si considera la bravura di chi segue la Via della Spada. Riportiamo un estratto di tale brano: “… Non mettere forza e non essere veloce: il taglio va eseguito tranquillamente. Questa è la Via giusta della Spada. Chi combatte velocemente non è nella Via. Chi è bravo sembra lento, ma non perde il tempo giusto. Nella Via della Spada la velocità non va bene.  Ovviamente anche essere lenti non va bene. Chi è veramente abile in qualcosa non dà l’impressione di essere indaffarato. Alla luce di questo impara la logica della Via”.

    Shirai Keiko sensei, Kyoshi, 7° dan

    Shirai Keiko sensei,
    Kyoshi, 7° dan.

    Un punto sottolineato da tutti e tre i sensei è stato l’importanza che ha il corpo. Lo studio della Via della Spada si fonda sostanzialmente sul corpo, sulla sua conoscenza, sulla consapevolezza di esso che ogni Iaidosei deve sviluppare. Il corpo deve imparare. La corretta postura è il fondamento su cui si basa il Kata. Il corpo dev’essere saldo ma fluido, deciso ma morbido; attraverso il corpo l’energia deve fluire.

    Concludendo: “Un corpo morto (con una postura ‘non naturale’) vuol dire taglio morto”. E’ con il corpo che si taglia”.

    L’Accademia ha poi partecipato al Taikai in onore di Ide Katsuiko sensei, Hanshi, 8° dan, conseguendo il premio per il fighting spirit.

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    Un nuovo libro su Awa Kenzo e sul Kyudo

    Lo Zen, l'Arco, la FrecciaPer la collana “Sapere d’Oriente” le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato un volume di John Stevens dal titolo Lo Zen, l’Arco, la Freccia: vita e insegnamenti di Awa Kenzo. E’ un evento importante poiché per la prima volta è possibile leggere in lingua italiana alcuni scritti di colui che fu il maestro di tiro con l’arco di Eugen Herrigel, autore de Lo Zen e il tiro con l’arco. Si tratta in effetti di una sorta di completamento ideale di quest’ultimo libro, poiché fornisce un certo numero di approfondimenti e dettagli sui contenuti e sullo stile di insegnamento di Awa sensei, quasi evocando l’atmosfera irripetibile e speciale di quei tempi così lontani.

    L’autore struttura il volume in una prima parte, in cui tratteggia la vita di Awa Kenzo ed espone i punti fondamentali della sua dottrina (il Daishado-kyo, ovvero la “Dottrina della Grande Via del Tiro”), e una seconda ove viene presentata una scelta di aforismi, tratti dai numerosi scritti del maestro.

    Questa edizione italiana è arricchita da una Premessa del Preside dell’Accademia Romana Placido Procesi, e da una postfazione, in cui il traduttore, anch’egli membro dell’Accademia, sviluppa alcune considerazioni sulla presenza, nell’ambito del Kyudo contemporaneo, di elementi provenienti dalla dottrina di Awa sensei  e, più in generale, sugli aspetti sapienziali inerenti allo Shaho, ovvero al complesso dei Principi del Tiro, così come sanciti dalla All Nippon Kyudo Federation ed esposti nei volumi del Kyudo Manual, che rappresentano la documentazione ufficiale della medesima Federazione.